Una volta hai detto: “Non sono famoso, ma faccio parte di un gruppo famoso”.
Pensi che sia ancora vero?
Sì.
Per qualche strana ragione, anche se mi sento come se facessi parte del National Trust.
E adesso la gente vuole fare una visita attorno a quell’edificio che si chiama Nick Mason.

Qual è stata la prima pop star che hai incontrato?
Quando studiavamo al Politecnico di Regent Street (insieme ai futuri Pink Floyd Roger Waters e Rick Wright), andavamo ad ascoltare lo Spencer Davis Group, e lì conobbi il loro cantante,
Steve Winwood.

Quanto a voi Pink Foyd interessava essere famosi
Eravate attratti dall’idea di essere inseguiti da sciami di ragazzine adoranti,
o pensavate solo alla musica?
Non abbiamo mai pensato solo alla musica. Tutti noi volevamo essere delle pop star.
O forse pensavamo di volerlo.
Quando iniziammo, eravamo una band rhythm&blues, e si trattava di piacere a un pubblico prevalentemente maschile.
Alla stampa piace pensare che il mondo del rock’n’roll sia tutto ragazzine in delirio,
ma in realtà non è mai stato così:
c’erano solo capelloni che andavano in giro in impermeabile e pantaloni a zampa di elefante.

Come ti sei sentito quando facesti la tua prima apparizione a Top of the Pops,
nell’estate del 1967?
Probabilmente, il giorno dopo mi svegliai con l’idea che da allora in poi tutto sarebbe stato diverso. Anche tu lo avresti fatto, poi però andai a casa e non successe nulla:
le strade non si erano di colpo riempite di gente che gridava il mio nome.
Ancora oggi, covo la segreta speranza di svegliarmi e scoprire di essere diventato

una famosa pop star. Purtroppo, non accade mai.

Il disinteresse di Syd Barrett per la celebrità mutò in qualche modo l’attitudine del resto dei Pink Floyd?
Ci polarizzò. Noi desideravamo essere pop star. Lui no.
Non riuscivamo a capire come mai tutti noi condividessimo questo obiettivo e lui invece no.

C’è stato un momento della carriera dei Pink Floyd in cui la gente iniziò a riconoscervi?
No, le cose non stanno così.
C’erano alcune nostre fotografie sulle copertine di qualche disco, quindi c’è sempre stato qualcuno che vedendoci ci riconosceva.
Comunque, è più facile essere riconosciuti quando si sta insieme agli altri, che quando si sta da soli.

The dark side of the moon è senza dubbio il disco più famoso dei Pink Floyd.
Qual è invece il meno conosciuto?
Il secondo album, a saucerful of secrets.
Che però conteneva un mucchio di idee che ci aiutarono a capire in che direzione esattamente stavamo

andando.

Hai mai desiderato di essere più famoso per il tuo modo di suonare?
No, non sono quel tipo di persona convinta che meriterebbe di essere votato in un referendum sui grandi strumentisti.
Sono consapevole di possedere un feeling e uno stile che funzionano molto bene per noi.
Ma non ho mai tenuto lezioni in una master class, né ho intenzione di farlo adesso.
Quando me lo propongono, di solito rido nervosamente e dico di avere male al polso.

Il fatto di essere un Pink Floyd ti ha aiutato nella tua attività parallela di pilota sportivo?
Sì.
Ovviamente in quell’ambiente si sa chi sono, né provo imbarazzo nello sfruttare questa cosa al fine di ottenere sponsorizzazioni o finanziamenti per una buona causa.
Per iniziative come Children in Need sono felice di essere il Nick Mason dei Pink Floyd,
o il Nick Mason proprietario di tutte quelle vecchie buffe automobili.

Ricordi la prima volta che firmasti un autografo?
È successo abbastanza presto, probabilmente lo diedi a qualcuno che non sapeva neanche chi fossimo.
Per lui eravamo solamente la quarta band sul cartellone degli Amen Corner, o qualcosa del genere.

E l’ultima?
Ieri, a Goodwood.
Non rifiuto mai un autografo, come invece certe volte fa David [Gilmour].
Ovviamente, quando devo farne troppi esito un po’,
e tendo a firmare in modo un po’ approssimativo.

Chi è il più famoso componente dei Pink Floyd?
[dopo una lunga riflessione] Quello che da tempo non è più nella band.
David è famoso per il suo modo di suonare la chitarra ed è considerato fra i top player.
Roger è visto come un grande autore, mentre Rick è quello più sottovalutato, a
pprezzato assai più ora di quando stava con noi.
Quanto a me, sono assolutamente il Pink Floyd meno conosciuto.
Ma, senza dubbio, sono il più modesto.

Fonte: Classic Rock Italia

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